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sabato 29 aprile 2017

Oggi scrivo

della mia difficoltà a interagire con i soggetti che mi molestano, nel senso più ampio del termine, della mia difficoltà nel comprendere che possano decidere di infastidirmi senza che io abbia fatto loro nulla, dell'assoluta ottusità del mio cervello che non riesce a formulare risposte altrettanto subdole, della mia voglia di portare sempre tutto alla luce, troppo alla luce, di svelare i meccanismi dietro i rapporti con le persone sbagliate alle persone sbagliate, del tentativo destinato a fallire miseramente di rapportarmi a tutti in maniera cristallina, del mio problema atavico di porgere il fianco a chi è armato, del mio problema, di me, di mia madre, che poi è un'ottima madre e con cui non ho più problemi, almeno credo, della figura femminile che sognavo da bambina, mezza mentore mezza strega, che si ripropone, cui fa male ripensare, dell'incepparsi della favella, dell'impossibilità di dire con la voce quello che potrei dire scrivendo, pensando, della scelta di destinare sempre meno tempo al pensiero, di ottenebrare la mia mente più di quanto quest'epoca non faccia già, stordendoci, stordendomi con informazioni su tutto, macinando date, nomi, biografie, dimenticando ogni cosa un attimo dopo averla letta, della volontà di non soffrire, perché per risolvere le cose si deve pensare, perché il pensiero è dolore, del fatto che prima o poi la dovrò smettere di far così e difatti eccomi.

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